“OOXML è letteralmente passato per la cruna di un ago. Questo è il peggior risultato per uno standard in tutta la storia di ISO”. A parlare è Michiel Leenaars, manager della Nl Foundation e membro della Open Doc Society. Incredulo, arrabbiato, attonito davanti ai risultati della votazione secondo cui il nuovo formato OOXML, proposto da Microsoft, ha ricevuto 61 voti a favore 10 voti contrari e 16 astenuti. Tanto da prendere carta e penna, anzi, tastiera e computer, e sbatterli online. Morale: in anticipo di 24 ore sul comunicato ufficiale dell’Organizzazione internazionale per le standardizzazioni (ISO) previsto per oggi, ma posticipato a domani, e secondo i risultati della votazione comunicati proprio da ISO ai membri (documenti di cui Repubblica. it ha verificato l’attendibilità), il formato OOXML è stato promosso a standard ISO, e si va ad affiancare al formato ODF (Open Document Format).
Un percorso durato anni, non privo di colpi di scena e qualche colpo basso, cominciato nel lontano novembre 2005 quando Microsoft, con l’appoggio di una serie di imprese e organizzazioni (da HP ad Apple, dalla British Library a Intel), presentò a Ecma International, ente privato internazionale per la certificazione di standard, il suo formato Office Open XML, al secolo: OOXML. Ovvero un insieme di specifiche tecniche che secondo BigM avrebbero permesso e permettono di salvare i contenuti digitali (documenti di testo, spreadsheets, diagrammi, e presentazioni) da un’applicazione all’altra senza problemi e nel segno della massima compatibilità.
Conclusione: l’approvazione Ecma avvenne il 7 dicembre 2006. A sua volta lo stesso Ecma lanciò allora la candidatura del formato OOXML in sede ISO, ma una volta presentata la proposta, nel settembre dell’anno successivo, la richiesta venne respinta. La votazione vide contrapposti Microsoft da una parte e Ibm, Sun e Google dall’altra, sostenitori questi ultimi del formato ODF. Tutto da rifare. Fino a oggi. Leggi il resto di questo articolo »
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Quando si pensa alla Silicon Valley vengono subito in mente i colossi dell’informatica come Intel o Google. Ma per i “capitalisti di ventura”, questa striscia di terra californiana è diventata la miniera d’oro delle start-up biomediche. Scordatevi l’informatica, la nuova frontiera, secondo il Guardian, sono le aziende che si occupano della nostra salute.
Gli ultimi dati del MoneyTree Report, un database degli investimenti dei venture capitalist elaborato dalla PriceWaterhouseCoopers, ha evidenziato come per la prima volta nel 2007 le compagnie che operano nel settore della biomedicina siano quelle ad aver attratto maggiori finanziamenti. Il 26 % dei capitali forniti dai capitalisti di ventura, su un totale di circa 10 miliardi di dollari, è infatti andato alle compagnie che fanno della scienza applicata alla medicina il loro core business. Le aziende che producono software si devono accontentare del 21%.
Non è un caso che in questa zona, che si estende nel nord della California, sia stato costruito il più grande distretto biomedico di tutti gli Stati Uniti. Leggi il resto di questo articolo »
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Il Giappone ha avviato una indagine su possibli rischi dovuti a malfunzionamento dell’iPod di Apple, in particolare sulla batteria della versione ‘Nano’ del popolare lettore musicale, veduto da anni in tutto il mondo. E’ bastato un singolo caso a spingere le autorità all’iniziativa: secondo quanto riferito da fonti del ministero di commercio e economia, un iPod Nano in fase di ricarica si sarebbe surriscaldato fino a emettere scintille. L’episodio risale allo scorso gennaio, è avvenuto nella provincia di Kanagawa, a sudovest di Tokyo, e non ha causato ferimenti a persone.
Apple, che non ha contestato quanto riferito dalla fonte del governo nipponico, non ha voluto commentare la vicenda. L’iPod sotto inchiesta è stato fabbricato in Cina, ma gli accertamenti si concentrano sulla batteria, agli ioni di litio, e al momento non è chiaro dove sia stata prodotta. In Giappone sono stati commercializzati cica 425.000 lettori con caratteristiche analoghe a quello finito al centro delle indagini, tra il 2005 e il settembre del 2006, e al momento la casa americana non è in grado di precisare se anche in altri paesi ne siano stati venduti con batterie simili.
Nello scorso anno su diversi tipi di apparecchiature elettroniche prodotte da varie case, dai computer portatili ai cellulari, si sono registrati malfunzionameti legati alle batterie, a volte spingendo i produttori a effettuare gigantesche campagne di richiami in fabbrica. Leggi il resto di questo articolo »
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